Aree colpite dal Sisma: Il Sovrintendente può essere un ingegnere? La polemica degli architetti e la posizione del Cni

Data di pubblicazione: 
Giovedì, Gennaio 26, 2017

Nei giorni scorsi, con una lettera diretta al Ministro dei Beni e della Attività culturali Dario Franceschini, il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Giuseppe Cappochin ha espresso in maniera molto diretta la posizione della sua categoria rispetto alla recente nomina di un ingegnere a capo della Sovrintendenza Speciale per le aree del Sisma del Centro Italia.

«È noto che relativamente agli immobili vincolati –scrive Cappochin – sussiste competenza esclusiva per gli architetti dal momento in cui si prevede, in base all’art. 52 del R.D. n. 2537/1925, che le opere di edilizia civile che presentano carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla legge 20 giugno 1909, numero 364, per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di Architetto». «Appare inconcepibile – insiste il presidente degli Architetti – che un Ministero, che dovrebbe tutelare e garantire la messa in sicurezza, il consolidamento e il restauro di beni culturali affidi tali attività a ingegneri che non posseggono le adeguate competenze professionali che sono, invece, proprie della figura di architetto».

Tale posizione, seppure in parte legittima, non fa altro che rispolverare vecchi schemi e risollevare barriere ormai datate tra i professionisti tecnici, a discapito di quella visione collaborativa e orientata verso la contaminazione delle competenze che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri sta tentando di portare avanti ormai da tempo. «È necessario fare uno sforzo collettivo e superare definitivamente i recinti e le barriere delle competenze – sostiene Gianni Massa, Vice Presidente Vicario CNI –. Nell’epoca della multidisciplinarietà continuare a contrapporre l’uno all’altro i professionisti tecnici è antistorico». D’altra parte, puntualizza Massa, «su un edificio vincolato le competenze non possono essere di un unico professionista. Esistono tali complessità e sfaccettature che è possibile gestire strutture simili solo grazie all’ausilio di differenti professionalità».

L’approccio portato avanti a livello nazionale dal CNI e dalla Rete delle Professioni tecniche è lo stesso seguito da tempo anche a livello locale dove ha già dato risultati concreti: «La Rete delle Professioni Tecniche della Sardegna – dice Gaetano Nastasi, Presidente OIC – ha saputo fare tesoro del patrimonio di competenze e delle diversità di cui dispone, confrontandosi sui contenuti e portando proposte concrete su tutti i tavoli istituzionali attivati in questi anni a livello regionale. Energia, edilizia, urbanistica, catasto, lavori pubblici, lavoro, trasporti e organizzazione della PA sono soltanto alcuni dei temi trattati dalla Rete». I professionisti sardi hanno dunque definitivamente abbandonato i vecchi schemi e le divisioni per seguire la strada dell'integrazione delle competenze, della qualità e del superiore interesse collettivo. «Una via positiva e proficua – conclude Nastasi – che auspichiamo possa essere seguita anche a livello nazionale».

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