PUC di Cagliari, le osservazioni degli Ordini tecnici: «Servono regole chiare e subito applicabili»

Gli Ordini tecnici confermano la piena disponibilità a proseguire il confronto con l’Amministrazione comunale attraverso tavoli tecnici dedicati, nella convinzione che il dialogo tra istituzioni e professioni rappresenti un passaggio essenziale per costruire scelte urbanistiche efficaci, applicabili e orientate all’interesse della città e dei cittadini.

Data:
3 Febbraio 2026

PUC di Cagliari, le osservazioni degli Ordini tecnici: «Servono regole chiare e subito applicabili»

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cagliari, insieme all’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Cagliari, al Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Cagliari e all’Ordine dei Periti Industriali di Cagliari, ha trasmesso al Comune le proprie osservazioni sul Piano Urbanistico Comunale adottato lo scorso novembre, con l’obiettivo di rafforzarne chiarezza, applicabilità e coerenza con i processi di trasformazione e rigenerazione urbana.

Il documento è stato inviato il 2 febbraio al Servizio Urbanistica e Rigenerazione Urbana del Comune di Cagliari. «Il nostro intento è offrire un contributo tecnico costruttivo, nell’interesse pubblico e della qualità urbana – spiega Federico Miscali, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Cagliari –. Riteniamo utile sciogliere alcune ambiguità presenti nelle Norme Tecniche di Attuazione, per evitare incertezze applicative, rallentamenti procedurali e ricadute economiche negative su cittadini e investimenti».

Gli articoli più critici

Le osservazioni si concentrano in particolare sugli articoli 30, 31 e 32 delle Norme Tecniche di Attuazione del PUC. Secondo i tecnici, alcuni passaggi risultano poco definiti o, al contrario, formulati in modo tale da introdurre vincoli rigidi che rischiano di rendere difficili – o in alcuni casi impraticabili – gli interventi nei tessuti urbani consolidati.

Tra le criticità segnalate vi è anzitutto la necessità di definire criteri più oggettivi e verificabili per individuare gli edifici che “si discostano” dai tessuti a forte omogeneità tipo-morfologica. In assenza di parametri chiari, infatti, il ricorso a valutazioni discrezionali può generare incertezza e disomogeneità interpretative, soprattutto nei casi in cui il Piano ammette, per tali edifici, interventi più incisivi (modifica di sagoma o demolizione e ricostruzione) finalizzati alla cosiddetta “ricomposizione morfologica”.

Un secondo punto riguarda le prescrizioni sulle altezze collegate all’obbligo di allineamento al fabbricato adiacente più basso. Se applicata in modo assoluto, questa regola rischia di bloccare interventi anche dove gli elaborati del PUC indicano altezze massime più elevate, determinando un effetto “paralizzante” su trasformazioni edilizie che risultavano ammissibili nel PUC vigente.

Un focus specifico è dedicato alle sottozone B-ADR, che – dalla lettura del Piano e degli elaborati grafici – interesserebbero una porzione molto ampia della città, includendo ambiti già trasformati in modo definitivo nel tempo. In questo quadro, viene evidenziata la difficoltà di comprendere con precisione quali siano i caratteri effettivi da salvaguardare e, di conseguenza, quali interventi siano realmente ammissibili, anche alla luce del ruolo attribuito alla Commissione per il Paesaggio nella valutazione della documentazione progettuale.

Infine, viene segnalato l’eccessivo carico procedurale previsto in alcuni casi anche per interventi su lotti già urbanizzati, con particolare riferimento alle sottozone B-ARU1 e B-ARU2, dove si propone di valutare una semplificazione degli adempimenti (piani di iniziativa pubblica e planovolumetrici estesi) quando non strettamente necessari, per evitare che tempi e costi risultino sproporzionati rispetto alla natura dell’intervento.

 

Recupero dell’esistente e sostenibilità

Un altro tema centrale riguarda l’inserimento nel PUC di una disciplina comunale puntuale per rendere effettivamente applicabili gli interventi di recupero e riuso del patrimonio edilizio esistente previsti dalla L.R. 9/2023, alla luce delle recenti pronunce della Corte Costituzionale. Gli Ordini chiedono che tali interventi siano regolati attraverso norme comunali chiare – definendo ambiti di applicazione, volumetrie ammissibili e/o un indice dedicato – così da perseguire l’obiettivo della riduzione del consumo di suolo mantenendo il rispetto del principio di pianificazione.

Dal punto di vista del metodo, viene inoltre proposta l’introduzione di un caso studio operativo che espliciti iter e modalità applicative nelle zone B, in particolare B-ADR e B-ARU, includendo una valutazione concreta degli effetti economici delle previsioni di Piano. L’obiettivo è evitare che l’attuazione del PUC determini un incremento significativo dei costi degli interventi e dei valori unitari delle abitazioni, con possibili dinamiche di espulsione dei residenti e progressivo spopolamento.

Disponibilità al confronto

Gli Ordini tecnici confermano infine la piena disponibilità a proseguire il confronto con l’Amministrazione comunale attraverso tavoli tecnici dedicati, nella convinzione che il dialogo tra istituzioni e professioni rappresenti un passaggio essenziale per costruire scelte urbanistiche efficaci, applicabili e orientate all’interesse della città e dei cittadini.

Ultimo aggiornamento

3 Febbraio 2026, 16:54

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